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Reading FramMenti a Piacenza

 

DOMENICA 26 FEBBRAIO ORE 18.30

presso l’auditorium Santa Maria della Pace, Via Scalabrini 19, Piacenza

È  con grande piacere che l’Associazione Culturale Tessere Trame vi invita alla bookperformance  dal  libro Frammenti di Barbara Garlaschelli (che avrà nuova vita tra un po’).
Grazie all’ASP di Piacenza che l’ha voluta, e il comune di Piacenza.

Ci saranno Barbara Garlaschelli, Viviana Gabrini e Pierpaolo Candela. Chitarra e voce di Mikeless Michael Fortunati.

Ingresso libero e gratuito.

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Tessere Trame al Festival del Diritto

Venerdì 27 settembre, Tessere Trame ha partecipato al reading musicale “Viaggio nelle pieghe nascoste della democrazia in compagnia delle canzoni di Fabrizio De Andrè” della Trasgressione band, con la lettura del brano: Chi difenderà gli indifesi?

L’ autrice (una donna nigeriana detenuta alle Novate) ha partecipato, con un altro brano, alla raccolta Senza Sosta Parole Prigioniere, volume curato da Tessere Trame in collaborazione con l’Associazione Oltre il muro e la redazione del giornale del carcere Sosta forzata.

Il racconto letto da Barbara Garlaschelli lo vogliamo condividere con voi.

 

CHI DIFENDERÀ GLI INDIFESI?

di P.A.

 

(traduzione dall’inglese di Nicoletta Vallorani)

 

La legge ha detto: chiudeteli dentro, perché hanno commesso un cri- mine, perché hanno infranto la legge, perché non sono adatti a restare nella società civile.

Li hanno ammanettati. Li hanno presi e rinchiusi in un mondo a parte, che è diviso dal mondo esterno da porte di ferro, circondato da recinti di filo spinato, chiusi da grandi e potenti cancelli di ferro.

Una volta messi sotto chiave, loro diventano come bambini, senza difesa e senza forza. A nessuno importa più di quel che provano.

Hanno detto loro che la legge è uguale per tutti, ma per chi non ha potere non è così: per loro la legge è come una spina nella carne.

Implorano e implorano, ma a nessuno importa.

Chi è senza difesa a volte capisce che è molto facile entrare in questo mondo a parte attraverso il grande cancello di ferro, ma è difficilissimo uscirne.

Separati dalle persone che amano, dalla vita che avevano prima.

La legge stabilisce quando devono mangiare, se devono comunicare con i loro cari, se possono ricevere cure mediche e infine se possono attraversare il cancello di ferro per uscire.

La vita diventa impossibile e insopportabile per loro.

 

Piangono e piangono, ma nessuno li ascolta.

Mille voci che implorano da questo mondo sotto chiave

Mille mani che scrivo da questo mondo sotto chiave, separato da tutto, per vedere se qualcuno là fuori ascolterà o leggerà il loro grido di dolore.

Sono privi di qualunque difesa, e quel che è peggio è che a nessuno interessa sapere quanto dolore c’è nei loro cuori. A nessuno interessa capire quanto è profondo il loro pentimento.

Per colazione mangiano confessione e preoccupazione. Per pranzo mangiano umiliazione e rifiuto. Per cena mangiano solitudine e disperazione Le loro lacrime scorrono come un fiume finché non hanno più lacrime da piangere. Vivono in un mondo in cui ogni secondo, ogni minuto passa con dolore. Cercano di ridere, ma è una risata finta e forzata. Oh, gridano, chi difenderà gli indifesi?

Non importa come cercheranno di dimostrare che sono divenuti persone diverse: nessuno vuole crederlo.

Cercano di difendere i loro diritti. La legge dirà che non sanno quello che dicono: dopotutto, sono criminali.

Invece di essere ascoltati, riceveranno altre punizioni oltre a quelle che hanno già ricevuto.

 

Adesso dimmi: come possono compiacere la legge se ora sono solo dei condannati dimenticati da tutti? Forse che i criminali non sono ne- anche esseri umani? Chi infrange la legge smette di essere umano? Se è vero che sono umani, come esseri umani non possono forse diventare migliori?

E continuano a chiedere: chi difenderà gli indifesi?

Le loro vite hanno accumulato tensioni e angoscia.

La legge tiene in pugno la vita degli indifesi fino a privarli persino della loro religione.

Hanno cercato di reclamare i loro diritti, gridano e piangono ogni giorno perché qualcuno si occupi di loro, proprio come i bambini pian- gono ogni volta che hanno bisogno di qualcosa, ma i bambini ottengono attenzione dalle loro madri. Chi è indifeso non riesce a ottenere l’attenzione della legge.

Continuano ad aspettare senza speranza di essere ascoltati.

Oh! Chi difenderà gli indifesi?

Mentre vivono nel mondo degli infelici, ogni giorno trascorre nel do- lore e nella pena

Sono stati rinchiusi dietro porte di ferro come uccelli chiusi in una gabbia.

Le loro vite sono consumate dall’angoscia e i loro anni dal lamento. Le loro lacrime sono state l’unico cibo di giorno e di notte.

 

 

© Barbara Garlaschelli. Auditorium Sant'Ilario (Piacenza), Festival del Diritto 2013. (foto di Giampaolo Poli

© Barbara Garlaschelli Auditorium Sant’Ilario (Piacenza), Festival del Diritto 2013 – foto di Giampaolo Poli

 

©auditorium Sant'Ilario (Piacenza), Festival del Diritto, 2013 (foto di Giampaolo Poli)

©Auditorium Sant’Ilario (Piacenza), Festival del Diritto, 2013 (foto di Giampaolo Poli)

©Auditorium Sant'Ilario (Piacenza), Festival del Diritto 2013 (foto di Giampaolo Poli)

©Auditorium Sant’Ilario (Piacenza), Festival del Diritto 2013 (foto di Giampaolo Poli)

 

 

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Senza Sosta: presentazione giovedì 28 febbraio ore 16 Sala delle colonne Tribunale di Piacenza

ph. Daniela Losini

Abbiamo progettato una book performance per il libro Senza Sosta, del quale abbiamo già parlato qui.

Si tratta di un volume curato da noi di Tessere Trame e scritto da alcuni detenuti del carcere di Piacenza. Il volume  verrà presentato giovedì 28 febbraio  nell’Aula 6 – Sala delle colonne (piano terra)  del Tribunale di Piacenza, alle ore 16.

Saranno presenti: Valeria Parietti (presidente dell’Associazione Oltre il muro);  Brunello Buonocore (ASP città di Piacenza); Barbara Garlaschelli e Elisabetta Spaini (dell’associazione culturale Tessere Trame) e, importante, un ex detenuto che racconterà la sua esperienza.

 

Credo che il senso profondo di questo impegno sia l’idea o l’utopia di creare una comunità di uomini e donne di tutte le età e provenienze che condividono per un lasso di tempo imprevedibile un piccolo spazio del mondo, scambian- dosi esperienze, storie, pensieri e sentimenti. Anche per il solo piacere di conoscersi, di incontrarsi con la scrittura, in una lingua che per alcuni è materna e per altri no. Senza per questo rinunciare a stupire il lettore. Non è raro, infatti, trovare nelle parole delle persone straniere la straordinaria asciuttezza della necessità. 

In fondo, quello che volevo dire è che stiamo introducendovi, cari lettori, a un privilegio, a un incontro ravvicinato. Non è cosa da poco. 

Questo piccolo libro è il risultato dell’impegno delle amiche scrittrici di “Tessere Trame” che hanno mescolato i loro racconti a quelli delle persone ristrette: un grazie infinito a loro, a Brunello Buonocore, collega e amico prezioso, ad Alberto Gromi, che ha arricchito il lavoro con le sue riflessioni.

Carla Chiappini Direttore di “Sosta Forzata” giornale della Casa Circondariale di Piacenza 

Un’esperienza di scrittura e confronto che ci ha coinvolto e portato in un mondo tutto da raccontare che ora possiamo aprire anche a voi.

Vi aspettiamo!

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Tessere Trame al lavoro!

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Dicembre è stato un mese operativamente intenso e denso di eventi per Tessere Trame.

Il giorno 9 c’è stata la terza presentazione di Mappe sulla Pelle. Dopo il Festival del Libro di Roma e il Book Festival di Pisa, un manipolo di agguerrite autrici va a incontrare il pubblico del Caffè Letterario di Bergamo, organizzando un confronto con i lettori affezionati della libreria sui temi della creatività al femminile, che è poi la sostanza del nostro libro: quali strade le donne di varie epoche hanno imboccato per poter esprimere i loro talenti. Sono intervenute: Carmen Covito, Daniela Losini, Barbara Garlaschelli e Elisabetta Spaini, con la conduzione di Eugenia Gilardi, la bergamasca del gruppo, in veste di padrona di casa.

Il 10, in occasione dell’anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (1948), abbiamo presentato un piccolo evento nel carcere di Piacenza, in collaborazione con il Servizio alla Persona del Comune, la redazione del giornale del carcere Sosta Forzata e l’associazione di volontariato Oltre il muro, che si interessano dei problemi dei detenuti.

In vista della pubblicazione del volume Senza Sosta – l’antologia di racconti scritti da detenuti e curata dalla nostra Associazione -, abbiamo proposto la lettura di alcuni brani – tra quelli scelti per la pubblicazione – nei quali gli autori hanno messo su pagina le loro nostalgie, i loro ricordi, la volontà di ricominciare e la speranza di una nuova vita fuori dalle celle anguste. Abbiamo cucito queste letture con aforismi e brevi frasi di autori celebri che hanno vissuto l’esperienza del carcere, accompagnandole da foto evocative.

Nella Cappella, trasformata per l’occasione in auditorium, sono stati letti alcuni articoli della Dichiarazione, unitamente al suo importante Preambolo. Il pubblico era transnazionale e poliglotta, ragione per la quale è stato stampato il documento il varie lingue: è troppo importante comprendere che l’uguaglianza non è un buon sentimento individuale, ma che la formula Uomo = Uomo è un concetto sancito da una legge universale, promulgata dalle Nazioni Unite tanti anni fa. Un’idea che non dovrebbe avere confini.

Ultima uscita per il 2012: presentazione di Mappe sulla Pelle presso la sala consiliare del Consiglio di Zona 7.

Sono stati promossi dal Comune di Milano tre incontri con i lettori della zona, il primo dei quali ha il suo svolgimento nell’ufficialità della sala comunale, e si avvale della partecipazione di Carmen Covito, Daniela Losini e Elisabetta Spaini che legge alcuni brani dal libro, lasciando poi la parola alle altre due autrici per rispondere alle domande – numerose – del pubblico, incuriosito dall’originalità dei testi.

Il 2013 vedrà Tessere Trame attiva sul campo editoriale e di promozione culturale a livello locale e nazionale.

Seguiteci e dateci – se ne avete voglia – le vostre opinioni, consigli e riflessioni.

A presto

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Le donne raccontano – presentazione al Centro Gotico di Piacenza sabato 10 marzo dalle 17

Sabato 10 marzo dalle ore 17 l’Associazione TESSERE TRAME in collaborazione con la Libreria COOP presenterà presso la piazzetta del CENTRO GOTICO di Piacenza (Emilia Parmense, 151):

LE DONNE RACCONTANO, percorso di donne vere e immaginarie che nel corso del tempo si sono confrontate con il potere maschile.

Una carrellata che parte dalle donne della mitologia classica, attraversa velocemente i secoli e si sofferma brevemente su alcuni esempi di donne immaginate dagli uomini – come i personaggi femminili a teatro – per finire con le donne che negli ultimi 150 anni conquistano i diritti civili e si battono per la piena parità.

La chiacchierata celebrativa sarà anche l’occasione per presentare Scriveggere, che si terrà presso la Libreria Coop a partire dal 21 marzo. E’ un laboratorio di lettura tessuta insieme alla scrittura, ovvero: attraverso l’indignazione e l’ironia cerchiamo di combattere le offese della vita con le armi delle parole.

Vi aspettiamo!

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Un mondo a parte – Letture in carcere

C’è un mondo a parte, che difficilmente conosciamo, per quanto sia geograficamente molto vicino al nostro. A volte è appena fuori città, come accade a Piacenza. E’ un mondo spesso fatto di capannoni bassi e cortili. In un giorno di sole, può sembrarti persino un posto piacevole, almeno finché non consegni i documenti d’identità all’ingresso, non rispondi alle richieste di informazione dell’agente di guardia e non varchi la soglia perché i cancelli ti si possano chiudere alle spalle. Allora capisci che stai entrando, appunto, in un mondo a parte.

Tessere Trame ha avuto la possibilità e per certi versi il privilegio di varcare quel cancello e di portare nella sezione femminile del carcere di Piacenza un piccolo contributo: una serie di tre incontri sulla lettura e la scrittura, destinato da donne a donne, attraverso la preziosissima mediazione dell’A.S.P. – Servizi alla persona di Piacenza.

L’idea di base era semplice: entrare in questo posto di sbarre e cancelli, dialogare con le detenute che avevano voglia di partecipare, provare a convincerle che leggere serve, ed è importante per vivere. Indurle anche a provare a leggere a voce alta, ascoltando ogni parola e dunque imparando anche a usarla meglio e poi a scriverla.

La motivazione alla lettura passa attraverso la comprensione delle necessità del letture. Non si può proporre qualunque cosa, indipendentemente da chi ne è il destinatario. Occorre ragionare un poco sul genere di “musica” del testo che può appassionare il lettore ideale al punto di convincerlo, anche in una situazione non facile come quella carceraria, che ci si può avvicinare a un buon libro e forse, perché no, dopo aver letto, provare a dar forma alle proprie emozioni attraverso parole proprie.

Nella fase progettuale, avevamo immaginato un piccolo laboratorio nel quale avremmo proposto una serie di testi, per lo più in forma di diario, per poi discuterli e magari provare a scrivere qualcosa di specifico, su tematiche selezionate insieme. Ma i progetti hanno un senso solo quando si incontrano coi fatti, altrimenti bisogna rimodellarli e renderli compatibili con chi deve diventarne parte. Al nostro primo ingresso nella piccola saletta destinata al laboratorio, di fronte alle detenute diffidenti ma incuriosite che avevano risposto al nostro invito, ci siamo rese conto che avremmo dovuto cambiare il programma in corsa. Dovevamo improvvisare e rimodulare il puzzle di interventi. Dovevamo saper ascoltare prima di parlare noi, altrimenti le avremmo perse immediatamente. Perciò, un pezzettino per volta e accettando la sfida, siamo arrivate alla fine di questo breve percorso un po’ a braccio e un po’ usando quel che siamo e quel che sappiamo fare. E ne abbiamo avuto in cambio alcune considerazioni che vorremmo condividere.

La prima osservazione riguarda lo scarso interesse delle italiane, che per lo più sono passate a curiosare, hanno salutato, ringraziato e poi declinato l’invito. Qualcuna dichiarava pessimi ricordi scolastici, altre dicevano con chiarezza di non avere alcuna intenzione di “tornare sui libri”. Le straniere, invece, son rimaste. Qualcuna è arrivata con carta e penna, qualche altra portando solo se stessa e la sua curiosità. In sostanza, però, non se ne sono andate. In modi molto diversi, alcune intervenendo di continuo e altre restando in silenzio, attente e concentrate, ma senza dire una sola parola, tutte in qualche modo hanno provato a partecipare. Man mano che la diffidenza si scioglieva nel desiderio di capire, o in quello, semplicemente, di parlare di questioni che non avessero a che fare con la loro condizione di detenzione, la pressione esercitata da mura, chiavi e sbarre alle finestre diventava meno percepibile. Per un po’ ci si è dimenticati di essere in un luogo di reclusione. Discorsi di cinema, televisione, teatro e moda hanno alla fine portato alla lettura di qualche testo scritto da loro, in questa toccante – a tratti esibita e a tratti nascosta – esibizione di sé, delle proprie emozioni, della propria “musica” e voce. Nei testi, c’era tanta vita normale, e tanto desiderio di averla, una vita normale: stralci di quotidianità, amore materno, rabbia per la sorte degli indifesi, allusioni familiari lontani, desideri per il futuro o delusione per il tempo che passa in attesa di processi che tardano troppo.

Ci si è lasciati all’ultimo incontro e dopo un tempo così breve, con la sensazione di aver compreso qualcosa in più della vita e dell’utilità della cultura nei percorsi di reintegrazione nel sociale. E varrebbe la pena di riprendere da qui, se fosse possibile e appena lo sarà, per cominciare, ci auguriamo, un percorso che possa continuare nel tempo.

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